Il 28 marzo, nella mia ridente città mafiosa, c'è stato un incontro con don Ciotti (non il fu commentatore sportivo, sed il presidente di Libera) al Salone di Rappresentanza del Comune.
All'incontro era presente anche Candeloro Nania, attuale sindaco del mio ridente paesino dove non esiste né una commissione né alcun assessorato o organismo che si occupi esclusivamente della lotta alla mafia, il quale ha lamentato il fatto di non essere stato invitato a partecipare, e di aver saputo dell'evento solo in quanto - essendo sindaco - ha avuto tra le mani la richiesta di utilizzare il Salone.
Ebbene, sono d'accordo, è stato un errore non invitarlo: ad un dibattito occorre che siano sempre presenti entrambe le parti in causa, piuttosto che una sola.

Non esistono fessi consapevoli: il fesso, per definizione, non si rende conto di esserlo, ed è ancora più patetico quando si crede pure furbo. La Sicilia è piena di fessi convinti di esser furbi. Fessi che si negano la possibilità di cambiare in meglio il proprio futuro credendo che debba necessariamente essere la perpetuazione del passato. E’ da fessi confidare sulle conoscenze e sui rapporti amicali, piuttosto che sulla consapevolezza dei propri diritti. E’ da fessi sentirsi gratificati dal saluto per strada del potente di turno (non è agghiacciante sentirsi lusingati dal bacio di Totò Cuffaro, detto “vasavasa”?)
Fesso è chi non crede nello Stato e nel valore della legalità: lo Stato siamo noi e siamo noi a farlo diventare impotente quando non pretendiamo il rispetto dei nostri diritti e non adempiamo ai nostri doveri!
Fesso è chi non comprende che un politico deve avere più competenze e reputazione di chi rappresenta. Chi si candida a ricoprire un ruolo pubblico ha il dovere di non avere conti in sospeso con la giustizia; per non correre il rischio di eleggere come proprio rappresentante un mafioso, o presunto tale, consolidando l’opinione già diffusa che i siciliani siano tutti come il loro rappresentante, se non peggio.
Consentire ad una classe di parassiti di dominare è da fessi. Quanti fessi in Sicilia! che si svendono per il solo miraggio di un vantaggio a breve (un lavoro, una pensione, un incarico, ecc.), incapaci di valutarne il costo effettivo a lungo termine.
Il prezzo che si paga è l’eterno sottosviluppo. Il costo è trasformare un nostro diritto in un privilegio!
Un popolo di fessi che ha perso anche la capacità di indignarsi; perfino davanti a fatti evidenti, come l’idillio tra politica e mafia, il pizzo pagato dalla quasi totalità delle attività economiche, l’assenza di servizi efficienti (sanitari, sociali, amministrativi), altrove garantiti per diritto, qui solo per conoscenza. Quando tutto ciò non ci fa inorridire ed incazzare, resta solo da chiedersi: che cosa ci vuole per far indignare un siciliano?
Non siamo stanchi di elemosinare ciò che ci è dovuto? E’ il momento di dire con forza, ai politici candidati, pagati con i nostri soldi: “Tenetevi favori, illusioni e promesse. Chi non amministra bene deve andare a casa!”
Sono i fessi che alimentano i parassiti e che consentono loro di prosperare:
se non sei un parassita, smettila di fare il gioco dei fessi e deciditi oggi ad avere un sussulto di dignità!
(pezzo tratto da qui)

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<<Uccidete quel cane sciolto>>. A 13 anni dalla morte del cronista che collaborava col quotidiano " La Sicilia " ecco una notizia, che ai più probabilmente non dirà nulla, ma per i Barcellonesi, quelli come me attenti alle cronache locali, una notizia passata quasi marginalmente in radio stamattina, rievoca subito immagini del passato! Faccio una breve ricerca su google e trovo la notizia che m'interessa: "Sonia Alfano minacciata di morte" Perfino il Corriere della Sera gli dedica un trafiletto! Chi è Sonia Alfano? Un alieno? un magistrato? un pentito? No cari amici miei, Sonia Alfano è semplicemente una ragazza, una normalissima ragazza che per uno strano caso del destino si è trovata a combattere contro la mafia, la stessa mafia che in quel tragico 8 gennaio 1993 gli portò via lo sguardo e l'amore di suo padre, maestro di scuola elementare, con la passione del giornalismo investigativo! Sull'assassinio di Beppe Alfano sono state scritte tante cose e fatti tanti reportage, ma fino ad oggi si è arrivati solo all'arresto dell'esecutore (Giuseppe Gullotti, il capomafia Barcellonese che procurò il telecomando a Brusca per fa esplodere il tritolo di Capaci, ndr.) senza riuscire a scoprire chi furono i "veri" mandanti di quell'efferato omicidio. Sonia e la famiglia Alfano oggi non abitano più a Barcellona, anche perchè lei stessa aveva detto in un'intervista: "Ogni volta che vengo a Barcellona vedo l'assassino di mio padre, gli sguardi si incrociano, ed avverto una fitta al cuore". E come dargli torto. già in passato aveva dovuto "combattere" con le illazioni mosse contro la memoria del padre al punto da far aprire un'indagine da parte della commissione parlamentare della Rai per far luce su alcune "manomissioni" fatte, a suo dire, per screditare la figura umana e professionale del padre. Beppe Alfano era di destra, molto vicino all'M.S.I. dell'onorevole Domenico Nania (oggi capogruppo di Alleanza Nazionale al Senato) quel Movimento Sociale Italiano da cui Beppe si sganciò nel 1990 candidandosi in una lista civica antipartitica ed anche quel Movimento che candidò Giuseppe Gullotti nel 1985 in qualità di consigliere. Oggi, io non posso far altro che indignarmi e riflettere su questo tragico episodio e non voglio smettere di ricordare perchè è solo così che tutti noi potremo superare i momenti di difficoltà, i momenti tristi della nostra vita! "Un uomo da solo non vale nulla" ed è per tutti così, Falcone, Borsellino, Alfano e gli altri giornalisti (tra cui l'indimenticato Giuseppe Fava) e persone "per bene" che si sono ribellate alla routine della mafia e per questo barbaramente uccisi, ma mai dimenticati. Come disse Sciascia:"Il nostro, è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare..."
Sfregia al volto la rivale in amore
perchè in Sicilia siamo fatti così...gioca con i fanti ma lassa stari i fanti