Ho trovato per caso questo blog e mi piaceva troppo questo post, anche perchè (anche se in piccolo) rispecchia molto anche la situazione Barcellonese...
A buon intenditore....poche parole!!
Siamo il paese in cui le cose abbondano.
Abbiamo tante buche sul lungomare.
Abbiamo una Pro loco invisibile.
Abbiamo un sindaco latitante.
Abbiamo un vice sindaco, commerciante, che per il commercio non fa nulla.
Abbiamo un palazzetto dello sport, a gestione familiare.
Abbiamo una banda disastrata.
Abbiamo un campo sportivo inagibile.
Abbiamo politici che si vedono solo 15 giorni prima delle elezioni.
Abbiamo 2 associazioni commercianti impalpabili.
Abbiamo una minoranza inesistente.
Abbiamo una marea di circoli politici fantasma.
Abbiamo giornalini che escono solo per un numero.
Abbiamo polizia municipale che fa solo le multe per divieto di sosta.
Abbiamo due campi da tennis impraticabili.
Abbiamo una marea di impiegati comunali, ma quanto e’ difficile fare un certificato.
Abbiamo una passeggiata vuota.
Abbiamo una strada che va alle frazioni, che sembra un percorso di guerra.
Abbiamo una classe politica che e’ la stessa da vent’anni.
Abbiamo, abbiamo, abbiamo……..forse sarebbe meglio non avere.
Dato che mancherò per un paio di giorni mi permetto di scopiazzare qualcosa da Internet e da qualche vecchio appunto per regalare a noi maschietti qualcosa su cui sorridere.
Chissà...potrebbero sorridere anche le ragazze...
Le Donne sono fatte per essere amate non per essere comprese. (Oscar Wilde)
L'unica cosa che mi consola del fatto di essere donna, é la certezza che non ne sposerò mai una. (Caroline Schlegel)
Quando decisi di lasciare Claudia Schiffer non le dissi niente, non una parola, non una lettera. Io sono fatto così, anche quando ci fidanzammo non glielo feci sapere. (Giovanni Sormani)
Rara est concordia formae atque pudicitiae = la donna raramente è bella ed onesta. (proverbio latino)
Ho avuto una volta una donna amata per un mese e da quando in quando dal frequentarla ho ricavato un bacio, uno sguardo e una notte d'amore. E se mi ricordo bene, i dolori di un amore senza speranza, la paura, le esitazioni e le notti insonni erano assai più belli di quelle piccole fortune e successi. (Herman Hesse)
....Egli aveva sortito da natura uno spirito troppo grande per essere un seduttore dei soliti. Spesso tendeva a qualcosa di affatto ricercato: per esempio un saluto e nulla più, perchè il saluto era ciò che da quella signora poteva avere di meglio. (Kierkegaard - Diario di un seduttore)
Non è un'arte il sedurre una ragazza, ma lo è ben il trovare una degna di essere sedotta.... (Kieerkegaard - Diario di un seduttore)
Estate. Suono silenzioso e carnale che sempre anticipa il compimento del desiderio.
Labbra che un pò sorridono, un pò si preparano al bacio. Labbra umide e felici.
Un bambino. Finalmente estate. Finalmente sfianca i suoi nove anni in gesta rischiosissime.
Affanculo l’inverno e la sua prigionia fatta di maglioni e canottiere. E’ l’estate. Tripudio di libertà.
In tutta la sua possanza e strafottenza. 45 gradi all’ombra. Deserto e desiderio infinito di acqua.
L’acqua del mare. A mezzogiorno, dice un qualche zio, ci po’ calari ‘a pasta.
Una calura buttana. Anticipo d’inferno per tutte le vite colpevoli. Stanchezza solo a respirare, immobilità ubriacante. E sete, sete, sete.
Pranzi lenti nei ritagli d’ombra, poi melone ghiacciato. - stàiu murennu, stàiu squagghiannu !!-
Copriti la testa. “Mare”, e tutti al mare. “Casa”, e si torna. “A Cùrcari”, e cu si voli cùrcari, si cùrca. Cioé tutti quanti, tranne i bambini.
Poi serrande abbassate e cu si vìsti, si vìsti.
“e tu : fai silenzio”
Quattro parole. Mutissimo, zittissimo. Non una parola una. Perché la consegna del silenzio vale unicamente per le parole e per tutti i suoni che dalla bocca maturano e vengon fuori. Chìstu è ‘u silenziu, per chi ha nove anni. Non stinnìcchio incandescente. Allora, sontuoso allenamento a tirar pietre che, roboanti, sbattono contro ‘u muru da casa. Poi levarsi di dosso il sudore. Bagnato e soddisfatto martellare a ritmo convulso quattro assi di legno per fare una zattera con cui solcare il mare per sconfinare oltre l’orizzonte. In ultimo una severa gara di palleggi. Da solo. Un super santos arancione, che rimbalza felice. Contro il muro di casa.
Il tutto rigorosamente in religioso silenzio.
Dodici palleggi di fila. Siiiiiiiiiiiiiiiiii. Ma…
“T’avevo detto di fare sulenzio… ora tu tàgghiu ‘stu palluni”.
“Papà papà ma èro in silenzio”. Sincera difesa.
“Tu eri in silenzio, è vero. Era ‘u palluni chi facia burdellu”
ZAC! Pianto di pallone, o di bambino. Sole alto. Calura buttana.
“Ciao piccolo super santos arancione, tu non lo sai perché tanto eri morto, ma io quell’estate ti usai come cappello. Metà io e metà il mio cane
Eri comodo e mi facevi sempre pensare al calcio.
E così oggi io ti abbraccio,
tu che stai nel paradiso dei palloni tagghiàti,
ovunque esso si trovi.
Amen.”
Mia cugina aveva una nonna, prima di perderla, una fonte ormai purtroppo estinta di proverbi e canzoni e modi di dire che quasi nessuno più conosce.
Ogni primo giorno del mese, ricordo, soleva iniziare la giornata con una poesiuola augurale:
Bon capu d'annu
Bon capu di misi,
mi tutti li vecchi
ghiorninu tisi (IO NO!)
E poi si alzava dal letto.