martedì, 01 gennaio 2008, ore 01:27

“Le case in cui siamo nati hanno probabilmente condizionato i percorsi delle nostre vite. Gli occhi hanno preso confidenza con un paesaggio e hanno finito per scambiarlo col destino. C’è chi si è alzato ogni mattina in una stanza col sole in fronte e le nuvole, come Heidi nella baita del nonno. C’è chi ha visto perennemente lo stesso zoom del medesimo albero spoglio a un passo dal balcone, perciò ha saputo inventarsi una primavera di reazione oppure è rimasto inghiottito dalle zolle del suo autunno infantile.” (Roberto Puglisi)

Casa mia ( nonostante tutto, lo è ancora ) si affacciava su un campo di calcio immaginario.
Una cupa lingua di terra, con le macchine, e dei cancelli bianchi e neri. La sagacia dei ragazzi che dovevano inventarsi la partita quotidiana, riusciva a compiere l’impresa della trasformazione. Due enormi “mazzacani” diventavano così la porta da difendere o da violare. Il fango finiva col somigliare al tappeto argentato di San Siro. Le macchine in transito assumevano le sembianze di avversari sbucati all’improvviso, arcigni stopper di lamiera destinati a frenare la corsa della fantasia lanciata a rete.
Si giocava a pallone dovunque, ma di nascosto. Quasi mai in strada, lì ti poteva vedere qualcuno.
E si tornava a casa combinati male (davvero male), cercando di aggirare gli sguardi delle mamme, pronte all’ennesima sfuriata, “panni sporchi e febbre alta”.
Allora giocavamo a San Giovanni, campo magico e misterioso, a Montepiselli, abusivi, o da “Giacomino”. E mettevamo a rischio la nostra mascolinità, per recuperare palloni dovunque.
Correvamo dietro ai cani, anche quando i cani ci correvano dietro.
Colpi di tacco e tiri al volo. Il dribbling difficile, tra bluff e prodigio, era la nostra specialitĂ  olimpionica piĂą acclamata. Bei tempi...

Le abitazioni hanno messo i nostri anni in rotta, seguendo la mappa degli sguardi. Ginocchia fracassate e genitori ambiziosi hanno stroncato il nostro sogno. Ma molti giocatori di pallone della nostra generazione sono cresciuti come sono cresciuti perché hanno calcato quei campetti aspri e magnifici, pascoli di sogni gratuiti e abusivi.

Ho giocato un po’ ovunque, con i miei scarpini Lotto, le maglie inzuppate, e la voglia di non smettere mai . Il desiderio è tuttora bruciante. Appena socchiudo gli occhi rivedo i cancelli scuri, le pozzanghere, il pallone e i gatti sui tetti. Ritorno bambino. Ritorno giocatore.
chiericovagante
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giovedì, 13 dicembre 2007, ore 17:29

Ho trovato per caso questo blog e mi piaceva troppo questo post, anche perchè (anche se in piccolo) rispecchia molto anche la situazione Barcellonese...

A buon intenditore....poche parole!!

Siamo il paese in cui le cose abbondano.
Abbiamo tante buche sul lungomare.
Abbiamo una Pro loco invisibile.
Abbiamo un sindaco latitante.
Abbiamo un vice sindaco, commerciante, che per il commercio non fa nulla.
Abbiamo un palazzetto dello sport, a gestione familiare.
Abbiamo una banda disastrata.
Abbiamo un campo sportivo inagibile.
Abbiamo politici che si vedono solo 15 giorni prima delle elezioni.
Abbiamo 2 associazioni commercianti impalpabili.
Abbiamo una minoranza inesistente.
Abbiamo una marea di circoli politici fantasma.
Abbiamo giornalini che escono solo per un numero.
Abbiamo polizia municipale che fa solo le multe per divieto di sosta.
Abbiamo due campi da tennis impraticabili.
Abbiamo una marea di impiegati comunali, ma quanto e’ difficile fare un certificato.
Abbiamo una passeggiata vuota.
Abbiamo una strada che va alle frazioni, che sembra un percorso di guerra.
Abbiamo una classe politica che e’ la stessa da vent’anni.
Abbiamo, abbiamo, abbiamo……..forse sarebbe meglio non avere.

ilfastidio
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mercoledì, 14 novembre 2007, ore 16:39

Aforismi, frasi storiche, pensieri divertenti e caxxate varie

Dato che mancherò per un paio di giorni mi permetto di scopiazzare qualcosa da Internet e da qualche vecchio appunto per regalare a noi maschietti qualcosa su cui sorridere.

Chissà...potrebbero sorridere anche le ragazze...


Le Donne sono fatte per essere amate non per essere comprese. (Oscar Wilde)

L'unica cosa che mi consola del fatto di essere donna, é la certezza che non ne sposerò mai una. (Caroline Schlegel)

Quando decisi di lasciare Claudia Schiffer non le dissi niente, non una parola, non una lettera. Io sono fatto così, anche quando ci fidanzammo non glielo feci sapere. (Giovanni Sormani)

Rara est concordia formae atque pudicitiae = la donna raramente è bella ed onesta. (proverbio latino)

Ho avuto una volta una donna amata per un mese e da quando in quando dal frequentarla ho ricavato un bacio, uno sguardo e una notte d'amore. E se mi ricordo bene, i dolori di un amore senza speranza, la paura, le esitazioni e le notti insonni erano assai più belli di quelle piccole fortune e successi. (Herman Hesse)

....Egli aveva sortito da natura uno spirito troppo grande per essere un seduttore dei soliti. Spesso tendeva a qualcosa di affatto ricercato: per esempio un saluto e nulla più, perchè il saluto era ciò che da quella signora poteva avere di meglio. (Kierkegaard - Diario di un seduttore)

Non è un'arte il sedurre una ragazza, ma lo è ben il trovare una degna di essere sedotta.... (Kieerkegaard - Diario di un seduttore)

ART41BIS
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lunedì, 12 novembre 2007, ore 21:00

marricoddu chi quannu avìa tridici anni, cuminciai a capiri così tanti cosi, 'nta 'na sirata..chi non ci stavanu tutti 'nta me' testa.
ora mi vulissi scurdari 'i tuttu.
non sapiri nenti di chiddu chi sacciu.
e fari passari autri anni senza pinsari 'a nenti.
no sacciu mancu ju chiddu chi vulissi scriviri, ma sicuru eni chi ti vogghiu diri
chi ci riniscisti a mi fari passari 'a vogghia di mi jittari 'nte cosi.
ju sugnu ferma e non ci rinesciu a mi moviri.
cussì, passatimi avanti e non mi vaddati.
chi non c'è cchiù nenti ì vaddari e di sarvari. 
AsleepLife
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martedì, 07 agosto 2007, ore 18:35

Estate. Suono silenzioso e carnale che sempre anticipa il compimento del desiderio.
Labbra che un pò sorridono, un pò si preparano al bacio. Labbra umide e felici.
Un bambino. Finalmente estate. Finalmente sfianca i suoi nove anni in gesta rischiosissime.
Affanculo l’inverno e la sua prigionia fatta di maglioni e canottiere. E’ l’estate. Tripudio di libertà.
In tutta la sua possanza e strafottenza. 45 gradi all’ombra. Deserto e desiderio infinito di acqua.
L’acqua del mare. A mezzogiorno, dice un qualche zio, ci po’ calari ‘a pasta.
Una calura buttana. Anticipo d’inferno per tutte le vite colpevoli. Stanchezza solo a respirare, immobilità ubriacante. E sete, sete, sete.

Pranzi lenti nei ritagli d’ombra, poi melone ghiacciato. - stàiu murennu, stàiu squagghiannu !!-
Copriti la testa. “Mare”, e tutti al mare. “Casa”, e si torna. “A Cùrcari”, e cu si voli cùrcari, si cùrca. Cioé tutti quanti, tranne i bambini.
Poi serrande abbassate e cu si vìsti, si vìsti. 

“e tu : fai silenzio”
Quattro parole. Mutissimo, zittissimo. Non una parola una. Perché la consegna del silenzio vale unicamente per le parole e per tutti i suoni che dalla bocca maturano e vengon fuori. Chìstu è ‘u silenziu, per chi ha nove anni. Non stinnìcchio incandescente. Allora, sontuoso allenamento  a tirar pietre che, roboanti, sbattono contro ‘u muru da casa. Poi levarsi di dosso il sudore. Bagnato e soddisfatto martellare a ritmo convulso quattro assi di legno per fare una zattera con cui solcare il mare per sconfinare oltre l’orizzonte. In ultimo una severa gara di palleggi. Da solo. Un super santos arancione, che rimbalza felice. Contro il muro di casa.
Il tutto rigorosamente in religioso silenzio.
Dodici palleggi di fila. Siiiiiiiiiiiiiiiiii. Ma…
“T’avevo detto di fare sulenzioora tu tàgghiu ‘stu palluni”.
“Papà papà ma èro in silenzio”. Sincera difesa.
“Tu eri in silenzio, è vero. Era ‘u palluni chi facia burdellu
ZAC! Pianto di pallone, o di bambino. Sole alto. Calura buttana.

“Ciao piccolo super santos arancione, tu non lo sai perché tanto eri morto, ma io quell’estate ti usai come cappello. Metà io e metà il mio cane
Eri comodo e mi facevi sempre pensare al calcio.
E così oggi io ti abbraccio,
tu che stai nel paradiso dei palloni tagghiàti,
ovunque esso si trovi.
Amen.”

chiericovagante
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lunedì, 29 gennaio 2007, ore 23:55

Mia cugina aveva una nonna, prima di perderla, una fonte ormai purtroppo estinta di proverbi e canzoni e modi di dire che quasi nessuno più conosce.
Ogni primo giorno del mese, ricordo, soleva iniziare la giornata con una poesiuola augurale:

Bon capu d'annu
Bon capu di misi,
mi tutti li vecchi
ghiorninu tisi (IO NO!)

E poi si alzava dal letto.

Votarxy
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